{"id":2947,"date":"2022-12-09T09:24:12","date_gmt":"2022-12-09T09:24:12","guid":{"rendered":"https:\/\/ajmonnet.eu\/?p=2947"},"modified":"2025-07-29T11:44:50","modified_gmt":"2025-07-29T09:44:50","slug":"une-france-fossilisee-sonnera-t-elle-le-glas-dune-europe-unie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ajmonnet.eu\/it\/une-france-fossilisee-sonnera-t-elle-le-glas-dune-europe-unie\/","title":{"rendered":"Una Francia fossilizzata segner\u00e0 la fine dell'Europa unita?"},"content":{"rendered":"<p>Mentre la guerra in Ucraina continua, la solidariet\u00e0 europea, che finora \u00e8 stata esemplare, non \u00e8 pi\u00f9 esente da tensioni. Certo, il suo aiuto \u00e8 attivamente perseguito, sia in termini di rifornimenti, supporto sanitario e accoglienza dei rifugiati, sia a livello militare, con efficaci consegne di armi, con gli Stati Uniti che svolgono un ruolo di primo piano, mettendo in grave difficolt\u00e0 l'invasore. Anche le sanzioni contro la Russia si stanno intensificando, colpendo i suoi mezzi di finanziamento della guerra. Ma spesso hanno ripercussioni negative molto marcate per gli europei, molti dei quali dipendevano fortemente da questo commercio per le loro importazioni di energia.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>La solidariet\u00e0 europea non \u00e8 priva di tensioni<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte a una guerra la cui portata, i cui effetti e la cui imprevedibilit\u00e0 rimangono senza precedenti nel continente dal 1945, ogni Stato tende quindi, al di l\u00e0 della solidariet\u00e0 dimostrata dall'Unione, a ridurre il pi\u00f9 possibile l'impatto diretto sui propri interessi. Cos\u00ec, con grande disappunto della Francia, il Cancelliere Scholz non chiede il permesso a nessuno di andare a Pechino per assicurare le relazioni con il suo primo cliente, per intraprendere un piano di risanamento strettamente nazionale di 200 miliardi di euro, per privilegiare gli Stati Uniti nel suo programma di riarmo di 100 miliardi di euro e per avviare un programma di difesa comune per il cielo europeo senza la partecipazione francese.<\/p>\n\n\n\n<p>Nulla di tutto ci\u00f2 sarebbe accaduto, e probabilmente lo stesso Putin non avrebbe rischiato di attaccare l'Ucraina, se l'Europa si fosse dotata, dopo la riunificazione tedesca e l'allargamento continentale, di una governance comune basata su una politica estera unificata e su un deterrente militare autonomo al di l\u00e0 dell'esistenza della NATO. Ma Francia e Germania hanno giocato a lungo a fare i fratelli d'armi, con differenze che non sono cessate a causa di due spaccature:<\/p>\n\n\n\n<p>Da un lato, un nazionalismo che \u00e8 rimasto vivo ed emotivo in Francia, attraverso tutti i suoi alti e bassi: Versailles, l'Illuminismo, la presa della Bastiglia, i diritti dell'uomo, l'Impero, la vittoria del 1918, la Resistenza e la Francia libera nelle file dei vincitori sono tutti motivi di commemorazione. La situazione \u00e8 opposta in Germania, dove qualsiasi inclinazione nazionalista \u00e8 strettamente controllata, se non addirittura repressa, dopo il trauma del periodo nazista, con le sue aggressioni e persecuzioni, la sconfitta totale e la vergogna dell'Olocausto. L'unica cosa che hanno in comune \u00e8 che nessuno dei due paesi sta cercando di giocare la carta del nazionalismo europeo, il che \u00e8 tanto pi\u00f9 utopico in quanto non ci hanno mai provato!<\/p>\n\n\n\n<p>L'altra differenza fondamentale \u00e8 l'atteggiamento nei confronti del federalismo. Mentre in Francia nessuno osa sostenere la necessit\u00e0 di un'Europa federale, a differenza di altri in passato, la coalizione del Cancelliere Scholz, composta da socialdemocratici, liberali e verdi, ha incluso esplicitamente questo obiettivo nel suo programma e difficilmente sar\u00e0 preoccupata dai cristiano-democratici che la pensano allo stesso modo.<\/p>\n\n\n\n<p>Per capire e imparare da questo \"ti amo, ma non amo neanche te\", malamente sepolto sotto i trattati bilaterali di una cooperazione che si vuole privilegiata, ma che minaccia il futuro stesso dell'Unione, dobbiamo ricordare gli eventi di una storia turbolenta.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Un'unione contestata fin dall'inizio<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La Quarta Repubblica, non amata e afflitta da tutti i mali, ma che ha ceduto solo a un'ingestibile eredit\u00e0 coloniale, ha avuto un triplice merito: la ricostruzione nazionale, la costruzione europea e l'avvio dei trent'anni gloriosi, che erano reciprocamente legati. L'iniziativa per il mercato comune dei sei Paesi ha avuto un ruolo decisivo in questo senso.<\/p>\n\n\n\n<p>Fin dall'inizio, per\u00f2, nulla \u00e8 stato semplice. Nel 1950, di fronte a un'Europa del dopoguerra devastata e divisa, minacciata dall'espansionismo staliniano, Jean Monnet ebbe l'intuizione personale di incoraggiare Robert Schuman, il ministro degli Esteri, un lotharner con una doppia cultura e una storia antagonista, a rimescolare le carte in tavola. Offr\u00ec al Cancelliere Adenauer, senza alcun mandato da parte del suo governo e al di fuori dei canali diplomatici ufficiali, il futuro comune di una Comunit\u00e0 Europea del Carbone e dell'Acciaio le cui istituzioni sovranazionali potessero controllare le industrie che erano state al centro delle guerre precedenti. Questo \u00e8 stato il primo passo verso un'Europa unita.<\/p>\n\n\n\n<p>Georges Bidault, presumibilmente informato da Monnet ma distratto da altre preoccupazioni, o addirittura ignaro dell'impatto del progetto, e probabilmente entrambe le cose, stava per concludere il suo Consiglio dei ministri quando Schuman, avendo ricevuto all'ultimo minuto la conferma dell'accordo di Adenauer, ha fatto approvare il suo piano da un Consiglio a breve distanza. A Bidault non restava che lasciare che Schuman radunasse altri quattro Paesi per negoziare e firmare il Trattato CECA il 18 aprile 1951, che fu ratificato nonostante l'opposizione dei comunisti e dei gollisti, che lo consideravano solo un \"guazzabuglio\", come disse il generale.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte al problema parallelo e pressante di ricreare un esercito nella Germania Ovest, Jean Monnet, questa volta ispirandosi al nuovo Presidente del Consiglio, Ren\u00e9 Pleven, port\u00f2 a compimento un progetto di Comunit\u00e0 europea di difesa, firmato dai sei il 27 maggio 1952. \u00c8 stato concordato che questa CED sar\u00e0 accompagnata da una Comunit\u00e0 politica europea, cio\u00e8 un'Europa federata, le cui disposizioni devono ancora essere specificate.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo senza la coalizione opposta e persistente dei comunisti e dei gollisti francesi, che avevano fretta di vendicarsi della CECA e che vedevano nella CDE nient'altro che un peggioramento del \"guazzabuglio\", che era stato oltraggiosamente trasformato in verde. La ratifica della CED divenne la patata bollente dei governi successivi e, dopo una lunghissima disputa politica e parlamentare, fu infine respinta dall'Assemblea nazionale il 30 agosto 1954. In seguito a questa tardiva defezione francese, la CDE sprofond\u00f2 nel dimenticatoio della storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli Stati Uniti, che erano diventati praticamente l'unico difensore dell'Europa di fronte alle migliaia di carri armati sovietici che rischiavano di lasciare l'Elba per l'Atlantico, ottennero questo riarmo tedesco solo grazie al palliativo, nell'ottobre 1954, di un'Unione dell'Europa occidentale integrata nella NATO, che era stata creata nel 1949.<\/p>\n\n\n\n<p>Essendo la creazione di un esercito unificato in un quadro politico europeo diventato, e rimanendo oggi, un tab\u00f9 sfatato dalla costruzione europea, quest'ultima prefer\u00ec abbandonare l'ambito militare per quello commerciale, presto aggiunto a quello agricolo, meno favorevole alle dispute politiche da tutte le parti. Il Trattato di Roma del 25 marzo 1957, che istituiva il mercato comune, \u00e8 stato tuttavia integrato da un Trattato Euratom che, nonostante i cambiamenti intervenuti dopo la CECA, mirava a creare una Comunit\u00e0 europea dell'energia atomica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Un difficile partner della Quinta Repubblica<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tornato in carica dopo il putsch di Algeri che apr\u00ec la strada alla Quinta Repubblica, Charles de Gaulle giudic\u00f2 infine che il mercato comune avrebbe avuto il merito di rafforzare le imprese francesi rimaste eccessivamente protezioniste, ma lasci\u00f2 affondare l'Euratom, minacciando i suoi piani politici, civili e militari di autonomia nucleare.<\/p>\n\n\n\n<p>La preferenza del nuovo regime per un'Europa chiaramente intergovernativa e per nulla sovranazionale ha portato alla proposta di un piano Fouchet. Tuttavia, questo piano si \u00e8 scontrato con il rifiuto degli altri cinque di abbandonare l'approccio comunitario avviato da Jean Monnet, preferendo lasciare in sospeso il chiarimento della modalit\u00e0 comune di governance politica. La Francia fu quindi costretta a limitare il suo piano da sei a due, con il Trattato dell'Eliseo franco-tedesco del 1963, la cui ratifica dovette essere subordinata all'aggiunta da parte del Bundestag di un riferimento esplicitamente atlantista.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rifiuto gollista di qualsiasi deriva federale si \u00e8 poi espresso brutalmente con, oltre alla secessione dalla NATO, una politica di sedia vuota di fronte a qualsiasi progetto di risorse europee che sfuggisse al controllo unanime degli Stati. La Francia vi pose fine solo con il compromesso di Lussemburgo, che di fatto formalizz\u00f2 il disaccordo ma introdusse l'unanimit\u00e0 nel caso di interessi ritenuti essenziali, che furono messi a frutto per vent'anni.<\/p>\n\n\n\n<p>La presidenza Pompidou calm\u00f2 le tensioni con il trittico completamento, approfondimento e allargamento di un primo vertice europeo all'Aia, mentre la presidenza Giscard d'Estaing, insieme al cancelliere Schmidt, fu nuovamente pioniera con la creazione permanente del Consiglio europeo, l'elezione del Parlamento europeo a suffragio universale e il Sistema monetario europeo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto al Presidente Mitterrand, ha tentato invano di perseguire una politica alternativa di sinistra contro la corrente dei suoi partner, ma alla fine \u00e8 tornato, in tutti i sensi, a una maggiore ortodossia, che \u00e8 stata il prezzo della sua permanenza nello SME. Soprattutto, in seguito a un riavvicinamento personale con il cancelliere Kohl, ottenne che la presidenza della Commissione europea fosse affidata a Jacques Delors. Quest'ultimo, tanto ispirato quanto determinato, si impegn\u00f2 a completare il mercato unico entro il 1992 con l'Atto Unico del 1986. Questo rilancio ha sostituito gli ostacoli dell'unanimit\u00e0 con accordi a maggioranza, portando infine, con l'inattesa riunificazione tedesca, preludio dell'allargamento continentale, all'avvento dell'unione monetaria sancita dal Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 che istituisce l'Unione Europea, ratificato per poco in Francia da un referendum divisivo che ha risvegliato vecchie tensioni e rancori mai sopiti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Un persistente malinteso franco-tedesco<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Fu allora che la Germania cerc\u00f2 di proporre due volte, al Presidente Mitterrand in coabitazione con un governo Balladur nel 1994 e poi al Presidente Chirac in coabitazione con un governo Jospin nel 2000, un'unione politica che incorniciasse questa unione monetaria. Ma l'unica risposta fu un silenzio ripetitivo. Tuttavia, si \u00e8 poi deciso di invitare una conferenza intergovernativa presieduta da Giscard d'Estaing, con la partecipazione del Parlamento europeo e della societ\u00e0 civile, a negoziare un trattato costituzionale che sintetizzasse l'architettura, snellisse le decisioni e chiarisse anche il vocabolario, ottenendo l'approvazione dell'Accademia francese!<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, questo chiarimento non si \u00e8 spinto fino a fare luce sul futuro europeo della Francia! Infatti, il trattato costituzionale firmato il 29 ottobre 2004 si \u00e8 infranto il 29 maggio 2005 in un referendum che il presidente Chirac ha avuto la malaugurata idea di scegliere per la sua ratifica, mentre la ratifica del parlamento era ampiamente assicurata. Il tutto si \u00e8 trasformato in un gioco al ribasso: anche le disposizioni pi\u00f9 classiche del Trattato di Roma, cos\u00ec come sono state riprese nel nuovo Trattato, sono state contestate all'interno di partiti improvvisamente divisi, sia al loro interno che tra di loro, ingannando cos\u00ec la maggioranza degli elettori, destinatari del documento nella sua interezza ma ugualmente ingannati in questo pasticcio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Presidente Sarkozy ha cercato di salvare dal disastro ci\u00f2 che poteva essere salvato per consentire all'Unione europea allargata di avere un minimo di strumenti decisionali. Questo era lo scopo del Trattato di Lisbona del 29 ottobre 2007, descritto come un \"mini-trattato\" per non offendere il referendum, ma reso illeggibile da molteplici riferimenti a voluminosi allegati, abbandonando in piena campagna elettorale ci\u00f2 che poteva ancora dare un senso all'identit\u00e0 comune, ovvero la bandiera e l'inno europeo. Questi simboli, sebbene privati di qualsiasi status ufficiale, sono stati fortunatamente conservati nella pratica dalle istituzioni e dagli Stati membri.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo una presidenza Hollande meno conflittuale di quanto annunciato, il Presidente Macron ha voluto unirsi ancora una volta alla schiera dei pionieri europei, aggiungendo il suo famoso \"allo stesso tempo\". Desideroso di conciliare la Francia di Charles de Gaulle, la cui croce di Lorena \u00e8 stata introdotta nello stemma repubblicano, e l'Europa di Jean Monnet, la cui bandiera a stelle e strisce \u00e8 stata onorata all'Arco di Trionfo, ha fatto numerose avances europee alla Cancelliera Merkel, riassumendole nel suo vasto discorso programmatico alla Sorbona e ribadendole all'Humboldt Forum di Berlino, poi di nuovo al Parlamento europeo di Strasburgo durante il suo semestre di presidenza del Consiglio dell'Unione. Purtroppo, le sue numerose proposte furono accolte con lo stesso silenzio che la Francia aveva opposto alle proposte tedesche.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>La federalizzazione \u00e8 ancora un tema divisivo<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le ragioni di questa reciproca desincronizzazione possono essere riassunte in poche parole: la Germania vuole pragmaticamente un'Europa federata con istituzioni forti, mentre la Francia cerca di conciliare la sua visione lirica di un'Europa sovrana con la conservazione di Stati che rimangono forti, a spese di istituzioni comuni relativamente deboli. Cerchiamo di capire dove e da chi \u00e8 stato commesso l'errore...<\/p>\n\n\n\n<p>Certo, questa presidenza Macron si sta dimostrando meno sistematicamente contraria a qualsiasi sovranazionalit\u00e0 rispetto alla maggior parte dei suoi predecessori, come dimostra il successo dell'iniziativa, questa volta con la Germania, che ha portato l'Unione a indebitarsi collettivamente entro il 2058 per sostenere la ripresa economica alla fine della Covid. Ma si tratta di un'eccezione imposta da una situazione straordinaria, che potrebbe anche non cambiare la regola, quella di una persistente mancanza di comprensione del concetto federale.<\/p>\n\n\n\n<p>Per la Germania, questo concetto ha radici molto pi\u00f9 profonde della creazione della Bundesrepublik sotto il patrocinio degli alleati occidentali. Il Bund si riferisce all'alleanza anseatica, che per secoli riun\u00ec in reciproca armonia le citt\u00e0 e i principati germanici che rimasero ugualmente sovrani e gelosi delle loro prerogative, anche all'interno del Sacro Romano Impero, mentre la Francia fu costruita, fin dall'inizio, su un inflessibile potere reale che assoggettava le feudalit\u00e0 alla sua onnipresente e indivisibile autorit\u00e0 centrale.<\/p>\n\n\n\n<p>E come la Rivoluzione e l'Impero non hanno alterato l'autorit\u00e0 del potere centrale in Francia, che \u00e8 sopravvissuta attraverso tutti i suoi regimi fino ad oggi, cos\u00ec l'Impero tedesco, fondato nel 1871 dal Regno di Prussia, pur essendo nato sotto le sale dorate di Versailles, non ha cercato di imporre l'unit\u00e0 tedesca calpestando i regni e i principati di cui era composto, ma si \u00e8 appoggiato ad essi rispettando le loro particolarit\u00e0 e autonomie.<\/p>\n\n\n\n<p>Solo il Terzo Reich ruppe spietatamente un patto federale che esisteva da diverse centinaia di anni imponendo la sua centralizzazione assoluta, trasmessa in tutti i territori dai suoi gauleiter, una versione nazista, anche se in forma diversa e pi\u00f9 radicale, dei nostri prefetti. Come non capire che tutta la centralizzazione imposta da un simile regime \u00e8 rimasta maledetta nella memoria dei nostri vicini, poich\u00e9 \u00e8 associata alla peggiore dittatura che ha portato al peggior disastro che abbiano mai conosciuto a tutti i livelli?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 quindi pi\u00f9 facile capire perch\u00e9 questo riferimento al federalismo evochi essenzialmente, sia istintivamente che razionalmente, una garanzia imprescrittibile delle libert\u00e0 ai diversi livelli, a partire da quello regionale e poi da quello nazionale, dal momento che ogni delega di poteri verso l'alto non pu\u00f2 che essere giustificata dal rispetto di queste libert\u00e0 e in funzione dei soli interessi comuni, debitamente circoscritti e controllati ai diversi livelli, che giustificano il trasferimento. Finch\u00e9 questi interessi sembreranno meglio difesi a livello europeo, il loro trasferimento non costituir\u00e0 un problema.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa visione e la stessa organizzazione politica federale sono condivise da tutti gli altri nostri vicini e sono associate a una democrazia parlamentare che prevale in tutti gli Stati membri dell'Unione europea, con l'eccezione di uno: la Francia e la sua obsoleta centralizzazione, ulteriormente rafforzata dalla Quinta Repubblica con il suo straordinario potere presidenziale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Una Francia centralizzata e resistente<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L'idea federale non ha mai avuto successo in Francia, nonostante le nostre recenti regioni aggiunte artificialmente e senza grandi mezzi ai dipartimenti ben controllati dal potere centrale. Ha avuto solo sostenitori isolati come Tocqueville, figure atipiche ed esiliate come La Fayette, militanti maltrattati come i Girondini eliminati dai Montagnardi durante la Rivoluzione. I loro rari eredi, alcuni dei quali sono stati in grado di avvicinarsi agli arcani del potere, non hanno quasi lasciato tracce o istituzioni di rilievo e non contano in una memoria collettiva in cui i grandi uomini si misurano con l'autorit\u00e0 nazionale e regale con cui hanno segnato il Paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Il nostro apparato politico, amministrativo e giuridico \u00e8 esso stesso strutturalmente a disagio e minacciato non appena si trova tra un livello europeo che lo supera e un livello regionale che pretende di essere autonomo. Un esempio illustrativo \u00e8 dato dal nostro Consiglio di Stato, creato da Napoleone, che ha appena respinto, di propria autorit\u00e0, tutte le alternative al controllo tecnico delle due ruote a motore, nonostante queste alternative fossero esplicitamente previste dal Parlamento e dal Consiglio dell'Unione all'origine della direttiva, e fossero state debitamente presentate alla Commissione europea dal nostro governo e da essa approvate. Il fatto che tale ingerenza susciti la rabbia e l'antieuropeismo di milioni di utenti difficilmente disturber\u00e0 la nostra alta corte, che attribuir\u00e0 la responsabilit\u00e0 a un'Europa tanto cortocircuitata quanto irrilevante. E se il governo rinuncia a qualsiasi arbitrato della Corte di giustizia europea, che il Consiglio di Stato avrebbe gi\u00e0 dovuto sottoporre a una questione preliminare, non \u00e8 forse per preservare anche questa eccezione francese?<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Alla ricerca di un secondo vento<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Al di l\u00e0 di questa aneddotica ma rivelatrice di uno stato d'animo, la questione di una governance politica europea chiarita non pu\u00f2 essere evitata per sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Una contraddizione persistente che merita di essere chiarita dalla Francia. Ricordiamo che Olaf Scholz, allora ministro del governo Merkel, sollev\u00f2 la prospettiva di un trasferimento europeo del seggio permanente francese nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ma la Francia esclude di condividere il suo seggio permanente, mentre pretende per motivi di forma di concederne un altro alla Germania. Come conciliare questa posizione con gli appelli alla sovranit\u00e0 di un'\"Europa potente\", al centro dei discorsi del presidente Macron alla Sorbona, a Berlino e a Strasburgo? E come possiamo dare credibilit\u00e0 a una politica estera e di sicurezza comune che abbia senso per l'Europa e per i nostri partner esterni in una situazione del genere?<\/p>\n\n\n\n<p>Un passo importante sarebbe quello di concludere un accordo con la Germania per garantire che le posizioni espresse dal rappresentante francese al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite siano d'ora in poi espresse a nome di entrambi i Paesi, in collegamento consultivo con l'Alto rappresentante dell'UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, come preludio a una voce europea politicamente unificata.<\/p>\n\n\n\n<p>Ridando un significato visibile e trainante all'asse franco-tedesco, tale cambiamento consentirebbe anche di costruire una vera e propria politica comune di sicurezza, di armamenti e di difesa su basi pi\u00f9 tranquille e sane, alla quale gli altri Stati membri sarebbero invitati a partecipare, come nucleo di un deterrente europeo autonomo, in stretto partenariato con la NATO ma non pi\u00f9 in stretta subordinazione. Ci\u00f2 avrebbe anche molteplici effetti positivi per l'Europa, che potrebbe recuperare il suo peso politico, la sua competitivit\u00e0 industriale e il suo ritardo tecnologico di fronte ai grandi cambiamenti strategici che oggi si stanno accelerando su scala globale.<\/p>\n\n\n\n<p>Per la maggior parte dei francesi, dei tedeschi e degli altri europei, una simile prospettiva equivale senza dubbio a \"raggiungere la luna\". Ma ricordiamo le parole di Kennedy che annunciavano proprio questo obiettivo: \"abbiamo scelto di andarci non perch\u00e9 \u00e8 facile, ma perch\u00e9 \u00e8 difficile! Cosa aspettiamo allora a recuperare una volont\u00e0 simile nell'ambizione dell'inedito e a rinnovare la determinazione che Jean Monnet ha giustamente fissato come linea di condotta fin dall'inizio della costruzione europea, spazzando via i capricci mutevoli dell'ottimismo e del pessimismo?<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alors que la guerre en Ukraine perdure, la solidarit\u00e9 europ\u00e9enne, \u00e0 ce jour exemplaire, n\u2019est plus exempte de tensions. 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